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Gio
25
Ott

Recensione del film “Quel treno per Yuma” – Giudizi, commenti e opinioni della redazione

Recensione del film “Quel treno per Yuma” – Giudizi, commenti e opinioni della redazione

Storie semplici e lineari, personaggi manichei ben collocati al di qua o al di là dell’asse del bene e del male, eroi senza macchia e senza titubanze: questi gli ingredienti base del cinema western classico, che ha avuto i suoi anni d’oro tra la fine dei Quaranta e i Sessanta. Ingredienti che non fanno più parte delle storie da pellicola, nemmeno nei cartoons. Che senso ha allora riproporre “Quel treno per Yuma”, remake del classico in bianco e nero del 1957 per la regia di Delrner Daves con Glenn Ford e Van Heflin?

Le ragioni sono numerose. La prima è il tentativo di recuperare le radici del fare cinema e del costruire narrazione che a Hollywood comincia a diventare il vero grande buco nero. L’originalità, la lucidità sono sempre più spesso i grandi assenti e se da una parte i soggetti inseguono ogni spunto – anche quelli fumettistici – senza per questo trovare sempre il bersaglio, il tentativo di ritrovare il senso della grande narrazione epica, con personalità forti e ben contrapposte, immerse in scenari che sono essi stessi parte integrante dello sviluppo narrativo, diventa una via non solo percorribile, ma decisamente auspicabile.

Così James Mangold (“Cop Land”, “Quando l’amore brucia l’anima”) rilegge in chiave contemporanea una storia forse tra le più moderne degli anni Cinquanta – ed è questa la seconda ragione per cui trarne un remake –, in cui un ranchero in grosse difficoltà economiche accetta di accompagnare un pistolero fuorilegge alla stazione per metterlo sul treno delle tre e dieci diretto al carcere di Yuma. Lungo il percorso però dovrà confrontarsi con la banda del malvivente e soprattutto con la spessa e chiaroscurale personalità del suo prigioniero. Una vicenda in cui la distinzione tra buoni e cattivi inizia a vacillare e in cui i conflitti sono innanzi tutto interiori ed esistenziali piuttosto che affidati al rombo delle pistole.

Russell Crowe nella parte del pistolero Ben Wade sprigiona una forza e un temperamento da malvagio pieno di umanità, a testimonianza che bene e male non sono realmente distinguibili e lanciando “Quel treno per Yuma” verso le nuove frontiere di un western contemporaneo che riscrive i propri schemi aprendolo alla metafora dell’attualità. Accanto a lui un altrettanto scavato Dan Evans, il ranchero interpretato con acume da Christian Bale, che disegna una microepopea dell’uomo comune intento a cercare un percorso di riscatto dalla propria soffocante inanità quotidiana. Menzione speciale anche a Peter Fonda nei panni dell’anziano cacciatore di taglie e a Ben Foster nei panni del braccio destro di Wade, magistrale nel rappresentare un’icona di cattivo senza balugini di redenzione che merita di diventare una pietra miliare della storia del cinema recente.

Video: Quel Treno Per Yuma - trailer
Video: Quel Treno Per Yuma - conferenza stampa (prima parte)
Video: Quel Treno Per Yuma - conferenza stampa (seconda parte)
Video: Quel Treno Per Yuma - conferenza stampa (terza parte)
Video: Quel Treno Per Yuma - conferenza stampa (quarta parte)
 
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