Eravamo alle elementari quando ci hanno fatto studiare che nel 480 a.C. un manipolo di spartani coraggiosi fino al martirio sbarrarono al passo delle Termopili la strada verso la Grecia a un esercito immenso proveniente dalla Persia e guidato da Serse. È uno dei luoghi della memoria storica collettiva di cui nessuno – a parte pochi studiosi che da adulti hanno deciso di approfondire l’argomento – conosce con precisione dettagli e contesti. Raccontare fatti, misfatti e antefatti legati a questo evento dell’antichità è l’obiettivo di 300.
È toccato al regista Zack Snyder (suo “L’alba dei morti viventi” del 2004) riprendere in chiave hollywoodiana questo fatto storico per trasformarlo in un colossal pulp, uno dei primi esempi di rivisitazione storica talmente appesantita da costumi e scene immaginarie quanto improbabili da far gridare al miracolo o alla porcheria. Probabilmente perché l’idea della realizzazione del film non nasce dalla lettura di un buon manuale di storia greca, ma dal fumetto di Frank Miller (più noto come autore di “Sin City”) ideato a metà degli anni ’90.
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